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31/03/2008 - Gli investimenti nel mercato del mattone riamangono gli strumenti speculativi più sicuri e remunerativi - Siamo alle solite.
Ogni tanto le
istituzioni si risvegliano
dal loro
torpore, sempre nei
momenti meno opportuni
e con la lentezza
del peggiore
elefante, sfoggiando
numeri e statistiche
della nostra economia.
Il 4 febbraio, infatti,
Bankitalia ha stilato
un rapporto sull’andamento
del mercato
immobiliare dal
1995 al 2006 nel quale
si constata l’incremento
del valore degli immobili nei
confronti dei redditi da lavoro dipendente.
La “scoperta” è che, rispetto al
1995, oggi per comprare una casa serve
il 43 per cento di stipendio in più,
come se nessuno in questi anni se ne
fosse mai accorto.
Sinceramente avremmo voluto che
Bankitalia avesse affrontato nel merito
le problematiche della nostra economia,
magari evidenziando i fattori per i
quali oggi rileviamo un caro-vita elevato
in tutti i settori. Le motivazioni
che hanno spinto la Banca d’Italia a
eseguire questa analisi sono invece da
ricercare esclusivamente nella natura
delle sue funzioni.
Negli ultimi 10 anni, infatti, dopo la
bolla speculativa del marzo 2001 e i
vari crack Parmalat, Cirio, eccetera, il
mercato di riferimento per gli investimenti
è diventato quello del “mattone”,
prosciugando in tutto o in buona
parte i capitali del mercato finanziario.
Quest’analisi di BankItalia forse è un
tentativo inutile di scardinare il mercato
economico immobiliare che risulta
da sempre solido. Si può, invece, affermare
serenamente che non esiste
nessuno strumento finanziario speculativo
che possa competere con l’investimento
immobiliare in termini di cerle
associazioni
tezza del capitale e capacità di reddito
insieme. Non è un caso che il 68 per
cento degli italiani è proprietario di
immobili, soprattutto al Sud dove la
casa è simbolo di serenità e stabilità
economica per tutta la famiglia.
Catania, tra le città del Meridione, spicca
in termini di crescita nel mercato
immobiliare, sia come acquisti nel privato
sia come investimenti di aziende
che scommettono sulle grandi potenzialità
del territorio.
La nostra città sta vivendo radicali
cambiamenti infrastrutturali (l’autostrada
Catania-Siracusa, l’aeroporto Bellini,
la metropolitana, i parcheggi scambiatori),
che diverranno il motore di un
ulteriore sviluppo e della competitività
nei mercati internazionali. Proprio in
questa fase, Catania è la città più gettonata
della Sicilia dai grandi investitori
che portano sempre più linfa economica,
creano posti di lavoro, realizzano
partnership, rafforzano l’indotto.
Sulla base di queste considerazioni, e
con l’augurio che le amministrazioni
pubbliche accelerino i processi di cambiamento
già iniziati, si può affermare
che Catania è sicuramente il cavallo
giusto su cui puntare.
Angelo Salvatore Nicolosi
Fimaa Catania
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